18 ago 2015

Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: cosa ci ha fatto innamorare?

Complotti, guerre, passioni, tradimenti, sangue, morte, misteri, magia: tutto questo è solo una parte del complesso e appassionante mondo di "A Song of Ice and Fire" la saga fantasy di George R.R. Martin, conosciuta in Italia come "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", diventata best seller di successo e che negli ultimi anni ha raggiunto l'apice della celebrità con la serie televisiva "Game of Thornes".
Ma cosa è riuscito a fare presa sul pubblico tanto da far diventare questa "canzone di ghiaccio e fuoco" un fenomeno a livello globale? 


Strano ma vero, se si va a scavare all'osso la trama non è poi così complessa: vari nobili si contendono il potere ed ogni protagonista rimane più o meno direttamente coinvolto in questo gioco di potere, ma tutti sono ignari di una grande e misteriosa minaccia che rischia di spazzare via tutto e tutti rendendo vana questa spietata lotta per il potere. Più complessa è la modalità di svolgimento degli eventi, palesemente ispirata alla storia e alla mitologia europea. Tuttavia quello che colpisce fin dai primi capitoli è la completa e totale messa in primo piano dei personaggi, cosa intuibile nella gestione dei capitoli e del punto di vista (i così detti POV, point of view). Di fatti la prima cosa che nota il lettore è la particolare suddivisione dei capitoli che non presentano alcuna numerazione o titolo ma solamente l'indicazione del personaggio al quale appartiene il punto di vista corrente. Una scelta intelligente che fa spostare l'attenzione completamente sul personaggio, sui suoi pensieri, sulla sua psicologia e rende immediata l'immedesimazione del lettore, oltre a rendere la narrazione chiara e ordinata, dato che i punti di vista sono decisamente numerosi e vanno ad aumentare ad ogni nuovo libro. 



Altra mossa azzeccata è la minuziosa cura dei dettagli, percepibile nelle articolate descrizioni e la quasi maniacale attenzione alla geografia del luogo specificando usanze della popolazione, cibo e vestiario caratterizzati per ogni regione di Westeros ed Essos. Altrettanta attenzione è dedicata alla storia dei sette regni che nel corso della narrazione viene ben dosata e esposta tramite i personaggi come un coerente dato di fatto, il tutto condito con ballate e canzoni relative ad epiche imprese passate. Questi sono tutti ingredienti in grado di instillare una sempre più solida credibilità alle vicende.



Parlando di credibilità, andremo ora a toccare la chiave di volta dell'unicità della saga: l'annullamento della dicotomia Bene-Male. Chi è appassionato del genere sa bene che nel fantasy vige una sorta di legge non scritta dove si ha una distinzione netta tra buoni e cattivi; chi non è votato al Bene è servo del Male e viceversa, magari i personaggi possono cambiare orientamento durante lo svolgimento degli eventi ma rimane comunque ben visibile questa linea di demarcazione. Ebbene, nelle Cronache questo confine è del tutto inesistente, sono sì presenti personaggi che vengono identificati come positivi o negativi ma nel complesso non ci troviamo più di fronte allo schieramento "buoni vs cattivi" e questo non fa che giovare nel rendere il tutto molto più reale nonostante si tratti di un mondo di pura fantasia.
Una buona dose di realismo viene indotta dalle palesi scene di violenza o di sesso che, per quanto sia un veloce espediente per catturare l'attenzione del pubblico, è da sempre un elemento presente nella narrativa che vuole esprimere ogni sfaccettatura dell'essere umano. 



Una prerogativa tipica della saga è inoltre l'alto tasso di mortalità tra i personaggi, a prescindere dal grado di importanza che ricoprono nella narrazione. Togliere di scena elementi che fino a quel momento venivano considerati protagonisti, oltre a godere dell'impatto del colpo di scena, mischia le carte in tavola e suscita una certa curiosità nello scoprire come procederà la storia dopo la dipartita di un personaggio tanto importante. Tutto ciò a scapito della serenità del lettore che si dispera procedendo di libro in libro. Perché quindi insistere nella lettura se ci fa soffrire tanto? Si potrebbe chiamare "masochismo dello spettatore", infatti buona parte del pubblico gode di un certo gusto intrinseco nel soffrire per i propri personaggi preferiti, potremmo anche definirla una sorta di proiezione del dolore o un "esorcismo della morte". Tranquilli, non è niente di patologico, ne risento io come voi e come tutti gli altri, e il caro George Martin non fa altro che pescare a piene mani dagli elementi che sviluppano questa sorta di effetto collaterale da immedesimazione.



Per concludere posso dire che tanta attrattiva per una saga fantasy, anche per chi di fantasy ne sa poco, si può cogliere nella sua enorme valenza umana. 
A Song of Ice and Fire non fa altro che esprimersi alla maniera di molti fantasy di vari autori nord-europei (cito ad esempio Heitz o Sapkowskj) in un ufficioso sottogenere talvolta soprannominato "dark fantasy" per i contenuti spesso molto crudi e diretti. Tuttavia non definirei questo tipo di fantasy "a tinte dark" ma piuttosto realistico per quanto riguarda il risvolto psicologico dei personaggi e la credibilità degli avvenimenti narrati. 
L'ingrediente segreto è quindi la realtà.
Un mondo dove possiamo trovare draghi, metalupi, metamorfi, streghe e non-morti può essere vero grazie al carisma di ottimi personaggi e un intreccio magistralmente costruito, tutto nato dalla mano esperta di uno scrittore che indubbiamente sa il fatto suo.

Io da brava "amante" ho con questa saga un rapporto di amore-odio, fatto sta che non posso fare a meno di parlarne, di approfondire, di costruire congetture, di aprire dibattiti con i miei amici; se questo vale anche per voi sono spiacente di informarvi che vi siete innamorati di questa "canzone crudele" e non possiamo fare altro che soffrire insieme in attesa del prossimo volume.

22 ago 2014

Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2), impressioni post-visione.


 Avventura, divertimento, emozione: ecco i tre ingredienti principali dell'ultima fatica della DreamWorks. Da non perdere assolutamente!



Tornano sul grande schermo il giovane vichingo Hiccup con il suo drago Sdentato (Toothless) in How To Train Your Dragon 2, uscito in Italia con il titolo di Dragon Trainer 2; secondo capitolo di quella che sarà una trilogia di film d'animazione ispirati ai romanzi di Cressida Cowell.

Ogni volta che si va al cinema per un sequiel la sottoscritta prova sempre un misto di eccitazione e preoccupazione: eccitazione nel rivedere personaggi e ambienti già conosciuti e apprezzati, preoccupazione per lo spauracchio del flop nel quale spesso rischia di schivolare un materiale già sfruttato. Fortunatamente (in barba ad alcune critiche poco fiduciose) il film è stato all'altezza delle mie più alte aspettative.
La prima cosa che mi ha colpito è stato il salto temporale, infatti la vicenda si svolge cinque anni dopo il primo capitolo, il nostro protagonista ha ormai vent'anni e da adolescente sta approdando nel mondo degli adulti, cosa visibile anche nell'aspetto fisico (l'accenno di barba è un tocco di classe da parte degli animatori). Ho apprezzato questo aspetto perché di rado si affronta seriamente in un film con un target maggormente giovane il tema del passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Infatti il giovane Hiccup dovrà fare i conti con il fatto di essere il successore del capo del villaggio mettendosi di fronte alla consapevolezza di acquisire non solo responsabilità di un adulto ma anche di un leader. Ho apprezzato anche il rapporto con la compagna Astrid, molto realistico e genuino rispetto a tante coppie artificiose del cinema.



L'atmosfera che si respira è quella di un tangibile mondo da sogno, specie nella valle dei draghi.
Di draghi se ne trovano di tutti i tipi, anche bellissime specie nuove, ma nessuno di questi può competere con il carisma di Sdentato, magistralmente animato, in grado di trasmettere ogni tipo di emozione senza dire una parola.
Inutile dire quanto abbia apprezzato il personaggio di Valka, doppiato nella versione originale da Cate Blanchett, a mio avviso una palese citazione di Princess Mononoke; di fatto questo capitolo della saga sembra aver avuto un'evidente influenza in stile Myazaki (cosa che non mi dispiace affatto), testimonianza del fatto che anche in occidente si inizia a consolidare i film d'animazione ad un livello ben più alto rispetto a diversi anni fa. 
Altro nuovo personaggio è il cacciatore di draghi Ereth, doppiato nella versione originale dalla star di Game of Thrones Kit Harington, personaggio che (forse è solo un'impressione mia) trapela una certa ignoranza in pieno stile Jon Snow!


Più che nel capitolo precedente si percepisce il messaggio naturalista, la quasi utopica idea della possibilità di insegnare all'uomo ad adattarsi alla natura piuttosto che il contrario.
Inoltre (come accennato prima) i temi sono maturati con il protagonista, per tutta la durata del film si può leggere tra le righe come Hiccup, dove nel primo film tentava di farsi accettare dagli altri, ora tenta di mettersi alla prova per affermare se stesso, cercando una sua identità che lo porterà a capire se sia davvero in grado di essere un leader; un percorso che Sdentato percorrerà parallelamente assieme a lui.


A conti fatti ci troviamo di fronte ad un ottimo film d'animazione in grado di tener testa al primo capitolo e a soddisfare le aspettative dei fan, voler cercare difetti evidenti è solo una mera ricerca del pelo nell'uovo! Dragon Trainer 2 sa toccare argomenti anche adulti senza appesantire e riesce a bilanciare perfettamente il pathos alternandolo con piccole gag che spezzano la tensione senza però ridicolizzare lo svolgimento della trama.
Un'avventura bella da vedere che sembra quasi essere indirizzata più ai grandi che ai piccoli, che sembra voler cercare di aprire gli occhi ai nuovi adulti, esortandoli a smettere di scappare e a prendere in mano la propria vita come ha fatto Hiccup, che cerca di far capire che facciamo parte del mondo e per cambiarlo non dobbiamo isolarci ma dare l'esempio.
Un messaggio potente e colmo di speranza che non passa mai di moda.

Si può quindi affermare liberamente che Dragon Trainer 2 è uno dei migliori film d'animazione occidentale degli ultimi tempi, in grado di dar credito ad un pubblico di tutte le età, infondendo valori forti senza nascondere la cattiveria del mondo per esaltare il potere della speranza di un mondo migliore.

7 giu 2014

Parliamo di Saint Seiya (I Cavalieri dello Zodiaco)


Con l'annuncio dell'uscita nelle sale del film animato "Legend of Sanctuary", sembra più che lecito spendere due paroline riguardo la saga di Masakami Kurumada nata nel 1985, la cui trasposizione animata è divenuta una delle serie simbolo degli anni '90.



Perché ci piace Saint Seiya?
Una domanda più difficile di quanto possa sembrare. Chiunque è cresciuto con questo anime si sente fisicamente impossibilitato a parlarne male. Oggettivamente di pecche ce ne sarebbero: età dei personaggi incongruenti con l'aspetto fisico (all'inizio della serie Pegasus ha 13 anni), tempi di narrazione talvolta sballati, situazioni ridondanti, power up improbabili e un potenziale fan service che trabocca da tutte le parti. Tuttavia tali discrepanze sono ben poca cosa rispetto all'enorme successo riscontrato.
Il carisma dei personaggi, le stupende armature, i combattimenti spettacolari e un messaggio immortale: difendere la giustizia!
Ciò che trapela da ogni pagina, o da ogni scena, è l'instancabile senso di giustizia dei nostri protagonisti (e non solo) e la volontà di combattere per il Bene supremo ad ogni costo. 
Questo anime/manga si basa principalmente sui combattimenti, spesso lunghi e sofferti, contornati da un certo pathos anche grazie ai vari monologhi interiori dei personaggi; i pensieri sia dei protagonisti che degli antagonisti vengono rivelati allo spettatore, così da regalare maggiore emotività e partecipazione ad ogni duello.
Altro elemento affascinante è la dimostrazione che il confine tra Bene e Male è molto sottile e difficile da distinguere; nessun antagonista è realmente cattivo e ognuno ha più o meno le sue buone ragioni per aver scelto una fazione piuttosto che un'altra. Chi conosce Saint Seiya sa fin troppo bene che nella maggior parte dei casi ci si dispera per la morte di un antagonista come se fosse un nostro eroe.




Dopo quella conosciuta come la "Guerra Galattica", in ogni serie è presente una corsa contro il tempo che porta al superamento di vari step (case, colonne, ecc...) per poi raggiungere il boss di turno per salvare una moribonda Lady Isabel alias Atena dea della giustizia. Per motivi differenti, con differenti ambientazioni e risvolti narrativi, i nostri protagonisti sono l'emblema del percorso di crescita, nel quale, per raggiungere un obiettivo dovranno affrontare varie difficoltà e avversari sempre più forti, che potranno essere sconfitti solo con un continuo superamento dei propri limiti, a volte col sostegno dei propri amici ma il più delle volte col solo aiuto delle proprie forze. Questo è un messaggio tipico degli shonen manga, indirizzato agli adolescenti, che sprona a dare sempre il meglio di sé, e se ci si sacrifica credendo nei propri ideali si riuscirà a vincere. Saint Seiya parla di amicizia, di fede e di coraggio.

Questi sono probabilmente gli elementi che hanno reso il successo di questo anime/manga tanto longevo.


 Difficile dire cosa ci si potrà aspettare da quello che sembra un concept character di Dynasty Warriors (guardate la foto sotto e ditemi se non ho ragione).



A quanto pare la trasposizione cinematografica si baserà sulla "corsa delle 12 case" e quindi il combattimento contro i cavalieri d'oro. 
Quanti degli aspetti che hanno reso Saint Seiya una leggenda si riproporranno in questa versione riveduta e corretta? Sarà un degno tributo alla saga o si rivelerà uno scadente tentativo di sfruttare un titolo celebre? E' presto per dirlo perché il film non sarà nelle sale prima di novembre. Per ora godiamoci la serie originale insieme ai vari spin-off. I pronostici degli appassionati non sembrano dei migliori, spero solo che si sbaglino. 
Per il resto, se ne riparlerà in autunno.


29 apr 2014

5 buoni motivi per vedere Principessa Mononoke



In contemporanea con la festa del cinema, dall'8 al 15 maggio nelle sale italiane uscirà Principessa Mononoke (titolo originale Mononoke Hime), un lungometraggio animato del 1997 targato Studio Ghibli e nato dal genio di Hayao Miyazaki. 


Vedendo il grande successo riscontrato, i cinema italiani sembrano sempre più propensi a proporre la proiezione di film d'animazione giapponese, questo grazie forse ad una (lenta e faticosa) presa di coscienza da parte di un pubblico un po' meno di nicchia che il "cartone animato" non debba essere necessariamente relegato ad un pubblico infantile o comunque "poco serio", ma che possa variare il suo target a seconda dei temi narrati, esattamente come un film girato con attori in carne ed ossa.
A questo proposito non potevo non esprimere la mia a favore di uno dei film che fanno parte della rosa dei miei preferiti in assoluto (animati e non) e quindi esortare tutti a fare un salto al cinema per godere di una delle perle del cinema internazionale alla misera somma di 3 euro!

La storia narra le gesta del principe Ashitaka il quale, per salvare il suo villaggio da un gigantesco cinghiale divenuto demone, viene intaccato da una maledizione ed è costretto a lasciare la sua casa e ad andare in cerca di una cura. Durante il viaggio troverà degli uomini della Città del Ferro attaccati da dei giganteschi lupi guidati dalla dea Maro e con loro troverà San, una ragazza adottata da Maro, conosciuta anche come la principessa Mononoke (che significa "spirito vendicativo"). Giunto alla Città del Ferro scoprirà che la loro leader, Eboshi, è la causa scatenante della guerra tra gli uomini e gli spiriti della foresta e sia Maro che San la vogliono morta. Così Ashitaka si porrà in mezzo al conflitto, combattuto dalle necessità di sopravvivenza sia degli uomini che degli spiriti della foresta. 
  
Chi già conosce il film non credo abbia bisogno di tante cerimonie perché come minimo avrà già prenotato il biglietto e sarà già a conoscenza del fatto che alla pellicola sono state apportate alcune modifiche (il doppiaggio in primis) che tutti, me compresa, sono ansiosi di vedere.
Chi invece non ne ha mai sentito parlare lo esorto ad andare al cinema più degli altri affinché non perda l'occasione di gustarsi un simile capoavoro sul grande schermo.

 Ecco quindi 5 buone ragioni per cui vale la pena di vedere questo film almeno una volta nella vita: 

  
1. L'ambientazione


I soli paesaggi mozzafiato sono una gioia per gli occhi e l'atmosfera da fiaba si pone tanto discretamente da rendere credibile ogni elemento fantastico.






3. Il fantasy
  
Il mondo qui proposto, nonostante abbia caratteristiche propriamente fantastiche, si armonizza perfettamente con la narrazione tanto da far credere che la vicenda si svolga in un remoto periodo storico realmente accaduto. 

  
Le creature sono stupende ed hanno tutte un forte valore simbolico che si rifà alla mitologia nipponica. Gli spiriti della foresta sanno essere tanto imponenti e affascinanti quanto inquietanti ed enigmatici.





3. I personaggi


 Sia i protagonisti che gli antagonisti sono carismatici e ben caratterizzati. Interessante è il modo in cui vengono posti nella narrazione mostrando come nessun personaggio sia del tutto buono o del tutto cattivo; prerogativa che personalmente apprezzo perché in grado di dare maggior spessore alla trama.







4. Le tematiche


 I temi trattati toccano molti punti. Nonostante questo sia conosciuto come un film pro-ambiente, dato che pone in questione la continua contrapposizione umanità-natura, tramite questo filo conduttore si sviluppano temi che riguardano anche la guerra, la vendetta, il dovere, il sacrificio e l'amore e di come tutto ciò venga costantemente messo in discussione. Infatti viene mostrato come la guerra non abbia mai veri vincitori o come la persona amata non sia necessariamente come si vorrebbe. La stessa dicotomia tra l'uomo e la natura mette in gioco l'irrisolta faccenda della sopravvivenza del genere umano a scapito dell'ambiente che lo circonda.






5. Il messaggio


 La storia dà un enorme credito al pubblico regalandogli svariate chiavi di lettura oltre a quella più evidente: è l'odio a trasformarci in demoni. Il vero antagonista della storia è di fatto l'odio che ci porta a compiere azioni spregevoli e ci fa dimenticare i nostri affetti per rincorrere la gloria, il potere o la vendetta e va ad intaccare tutto ciò che è buono e puro. Un messaggio molto forte e molto complesso da trasmettere ma che aleggia per tutta la narrazione, dall'inizio all'emozionante finale.



Ovviamente ho tralasciato diversi particolari tutt'altro che irrilevanti perché vorrei esortarvi a scoprirli voi stessi (come la colonna sonora per dirne una). Dato che trovare questo film in home video non è uno scherzo, ritengo questa occasione più unica che rara. Ora tutto sta nello sperare che i cinema in cui verrà trasmesso saranno umanamente reperibili e chissà, forse dopo questo evento il dvd di Principessa Mononoke non avrà più la stessa disponibilità del santo graal. 
Staremo a vedere...

Salvo imprevisti, ci si vede al cinema!








15 ott 2013

God save the comics!




Con il "fenonemo fiera" in continua crescita, blog, pagine facebook e canali youtube, il mondo comics e manga sembra avere una presa sempre maggiore anche sul mondo dei profani.
Perché si sa, quelli abbonati alle fumetterie non sono esattamente icona d'immagine modaiola, né maestri delle public relations; tuttavia troviamo il così detto mondo nerd sempre più presente nel quotidiano. 
Un sostanzioso aiuto è anche stato dato dalla prolifica Hollywood che, come guru del mainstream, ha deciso che "il cinecomic tira" portandoci a trovare sul grande schermo Wolverine rockstar degli X-Men, Batman e Superman stiracchiati da tutte le chiavi di lettura possibili e immaginabili e Avengers che spuntano da tutte le parti.
Dall'altra parte del cielo (precisamente verso est) abbiamo l'attacco del gigante manga con tutti i miti e le leggende della giappo-cultura che si trascina dietro.
Dunque con il progressivo avvicinamento di ignoranti in materia si inizia a trovare giorno per giorno una spaccatura che col tempo lascia sempre più perplessi. Una vera e propria frontiera delimitata dalla domanda "sono abbastanza nerd per meritare tutto questo?" con tanto di nerdometro in dotazione alla dogana. 
Sì, perché da un po' di tempo a questa parte si ha la sensazione che si stia creando una sorta di guerra interna con trincee fatte di volumetti prima edizione e albi autografati dove fan, non fan e controfan si scannano finché non ne resterà solo uno.
Tra le varie fazioni possiamo trovare elementi come:
  • I "non so bene che ci faccio qui"
  • I curiosi
  • I giappominkia
  • I fan hardcore
  • I cosplayer
  • Gli appassionati ignari



I non so bene che ci faccio qui sono di fatto i "turisti" del comics, se ne vanno nelle fiere e guardano le fumetterie da lontano con tanto di macchina fotografica in attesa di un autoctono che mostri nel suo habitat naturale le sue usanze in stile national geographic solo per essere osservato come bestia rara e occasionalmente deriso e/o temuto. Tali elementi non sono da confondere con i curiosi, povere anime pie che semplicemente vogliono avvicinarsi a questo mondo, magari avendo solo visto dei cinecomics o qualche anime sporadico e hanno l'intenzione di iniziare a sfogliare qualcosa, magari chiedendo consiglio ai più esperti. I curiosi sono quindi persone intelligenti e dalla mente aperta, magari ci fosse più gente così (santi subito!). Purtroppo persone tanto ingenue rischiano di essere sviate da grotteschi estremismi o peggio; un esempio eclatante sono il crescente fenomeno conosciuto come giappominkia (che sarebbe la versione otaku dei bimbiminkia), queste bestie traviano in ogni modo l'idea del Giappone, dei manga e di tutto ciò che rappresentano; al livello che tutto ciò che proviene dal Giappone sia strafigo e tutto il resto faccia schifo, inutile dire che questa visione col paraocchi faccia accapponare la pelle (non parliamo del voler per forza confrontare il fumetto orientale con quello occidentale, ma questa è un'altra storia). Passando da un estremismo superficiale andiamo verso un estremismo maniacale, quelli che io chiamo i fan hardcore sono forse l'incarnazione del nerd/otaku nel senso più negativo e qui apro una parentesi: è giusto avere e coltivare una passione ma quando questa passa il limite diventa fanatismo e il fanatismo distorce e rovina anche ciò che è bello, casto e puro. Dite quello che vi pare, ma per me il fandom fa più danni che altro. Perché? Per un milione di motivi. Tralasciando il fatto che da questo fandom impazzito spesso scaturiscono delle fanfiction che non stanno né in cielo né in terra (anche questa storia sarà narrata), tanta fissazione alla fine porta solo a una rabbia e una ghettizzazione spaventosa. Sono proprio questi soggetti simpatici come una sediata sui denti che fanno allontanare i poveri profani che si avvicinano timidamente al mondo del manga o del fumetto che dir si voglia. Sto puntando il dito? Ebbene sì! E questo signori miei si chiama KARMA! Perché i fan hardcore per primi sono campioni mondiali del puntamento del dito insultando chiunque non si dimostri abbastanza esperto in materia, chiudendosi in una sorta di setta nerd dove nessuno ha il privilegio di entrare se non conosce a memoria almeno tutte le evoluzioni di Pokemon X e Y, idolatrando autori e disegnatori sdoganando dalle fondamenta tutto ciò che essi sono in realtà (esseri umani in primis). Quindi, signori miei, se tali elementi vengono visti male dal mondo esterno "forse" la colpa non è solo dei pregiudizi.
Strascico dell'odio fandom lo si trova nel cosplayer, perché considero il cosplayer una categoria a parte? Perché il cosplayer E' una categoria a parte: non essendo una cosplayer non posso immedesimarmi del tutto ma, nella loro versione "sana" il cosplayer è puramente mosso dalla sua passione per un certo personaggio e si diverte a ricrearlo e a proporlo nel modo più fedele possibile, magari mettendoci anche del suo; tuttavia mi sembra inutile dire quanta invidia, odio, sfottò si possa trovare nei cosplayer più fanatici che (mossi dall'astio verso i "cosplayer per caso" che scambiano tale pratica per una carnevalata) iniziano a sputare veleno a tutto ciò che mette piede ad una fiera del fumetto...poveri noi...
Quindi tanto odio, deviazione e fandom impazzito si va a catalizzare sulle povere coronarie dell'appassionato ignaro il cui unico misero intento è quello di comprare e leggere fumetti o manga o quel che sia.
Tutto questo solo per esortare i carissimi appassionati a capire che un fumetto, un manga, un libro, un film vanno presi per quello che sono e l'essere o non essere più o meno appassionati magari è solo un contorno, tutto ciò che si trova intorno (cosplay, fiere, collezionismo, etc...) sono solo un condimento aggiuntivo. Di fatto c'è chi si mangia l'insalata scondita, ma dubito esista qualcuno a cui piaccia bere olio e aceto, non so se mi spiego...
Non voglio vertere in stupidi moralismi, la mia è solo un'osservazione, una fotografia alquanto squallida di ciò che ho visto ultimamente e che spero di rivedere il meno possibile. Coda di paglia? Spero di no!
A voi giudizi e commenti.












30 lug 2013

Metal Gear Solid - Mito di un videogame senza tempo (seconda parte)



Nel precedente post abbiamo parlato dei "buoni" della situazione, ora siamo arrivati alla parte più gustosa, ovvero i cattivi.
Voglio spendere due parole di numero su Octopus, prima vittima del Fox Die (i fan sanno di cosa sto parlando) e primo nemico incontrato da Snake a sua insaputa, inutile dire quanto si possa rimanere male alla scoperta che il tizio incontrato fosse proprio lui!
 Passiamo ora al cattivo più odiato e più onnipresente della saga, ovviamente mi riferisco al caro vecchio Revoler Ocelot, dico onnipresente perché dal primo MGS in poi ce lo troveremo costantemente tra i piedi, e il più odiato perché qualunque cosa Snake faccia non riuscirà mai a liberarsene, oltre al fatto che ha le mani in pasta praticamente dappertutto (o dovrei dire la mano). La telefonata di Ocelot è un ritornello immancabile dopo i titoli di coda; telefonata che ci fa capire che in un modo o nell'altro il vecchio Revolver ha fregato tutti. Questo pistolero sovietico è anche il simpaticone che si divertirà a torturare Snake e Meryl, provandoci anche un particolare gusto. Ma dopotutto è uno di quei personaggi talmente odiosi al quale alla fine ci si affeziona, è scaltro e intelligente e inoltre il suo essere "immischiato in tutto" gli regala un tocco di mistero dandogli un non so che di affascinante. Ma ora passiamo a uno dei membri della Fox Hound più carismatici in assoluto, sto parlando di Psyco Mantis, il telepate. E' l'unico nemico che Snake in pratica incontrerà una sola volta (a parte Octopus, ma quello non conta), ma quell'unica volta sarà memorabile. Mantis gioca con i sentimenti delle persone leggendogli la mente e riversando desideri e paure contro di loro; è cattivo, ama uccidere e fare del male, ma tra le righe si può capire di come il suo odio per l'umanità sia una semplice conseguenza dell'odio che il mondo ha riversato su un "freak" come lui. Mantis è anche il primo a rivelare apertamente la natura anomala di Snake affermando come loro due "non sono poi tanto diversi". Inoltre il telepate ha saputo far breccia nel cuore dei giocatori proprio attraverso il gameplay, perché Psyco Mantis rompe la quarta parete parlando come se si rivolgesse direttamente al giocatore, leggendo i dati della memory card e facendo letteralmente "muovere" in controller; peculiarità che a distanza di anni ancora si fa apprezzare e che sa rendersi credibilissima nel contesto. 
Altro personaggio totalmente avvolto nel mistero è Vulcan Raven, questo sciamano sembra avere continue visioni del futuro ed ha una sorta di legame mistico con i corvi. Egli (come Mantis) sembra conoscere la natura più profonda di Snake ma rimane comunque sul vago dicendogli che il suo è un cammino fatto di morte. Da un iniziale disprezzo, Raven in seguito sembrerà quasi parteggiare per Snake e poco prima di morire lo avvertirà che lo avrebbe osservato dall'oltretomba. 
 Ora passiamo ad un altro personaggio che fa parte della rosa dei miei preferiti (se non il mio preferito), ossia Sniper Wolf. Questa donna è un cecchino infallibile che si contraddistingue per il fatto di agire da sola (i cecchini di norma lavorano in coppia) e di essere in grado di attendere la vittima per giorni interi senza mangiare e dormire rimanendo vigile e desta. Wolf si presenta come una donna spietata e piuttosto deviata, infatti tende ad innamorarsi di alcune sue vittime prima di ucciderle trasformando il suo obiettivo in una vera e propria ossessione, cosa che farà anche con Snake. Tuttavia andando avanti con la storia ci si rende conto di quanto sia complessa la personalità di questo sniper; ella ha un grande amore per i cani che ne rivela un lato gentile, sarà questa parte di lei che la farà divenire oggetto dell'amore non corrisposto di Otacon (ecco a cosa mi riferivo nel precedente post). Scopriremo poi che anche Wolf è un mostro creato dall'orrore della guerra, ella infatti rivelerà di essere curda dimostrando che la sua sete di sangue è frutto della frustrazione, della paura e dell'odio scaturiti dal genocidio al quale ha dovuto assistere. Indimenticabile è il suo commovente monologo prima di morire, dove parla di come Big Boss le abbia cambiato la vita mettendola come "osservatore esterno" della guerra, facendo di lei un cecchino. Lo stesso Snake riconosce il valore della donna affermando di come le sia appropriato il nome Wolf ossia "lupo", un animale nobile ed orgoglioso. Non nascondo che la scena della morte di Sniper Wolf mi abbia strappato una lacrima (e non una volta sola).
Ed eccoci infine arrivati alla nemesi per eccellenza di Solid Snake ossia il biondissimo Liquid Snake. Il colore di capelli è infatti l'unica differenza fisica tra i due e il perché viene rivelato al primo incontro tra i due dato che Liquid chiama il nostro eroe "fratellino", ma i due non sono normali fratelli gemelli. I due Snake sono infatti due cloni nati dalle cellule di Big Boss definiti "progetto Les enfants terribles", il nostro Snake scoprirà così di essere un super soldato creato in laboratorio divenendo capostipite dei soldati genetici contro i quali ha combattuto. Liquid sembra essere il gemello al quale sono stati delegati i geni recessivi per fare in modo che Snake potesse diventare il soldato perfetto (ma questa non è esattamente la verità) ed è per questo che vuole vendicarsi ad ogni costo sul fratello e sul mondo intero. Tuttavia le sue richieste al governo del folle Liquid hanno un fine preciso, dato che i soldati genetici sono "malati". 
                 
E parlando di malattie (ora farò uno spoiler grosso quanto una casa), per chi non sapesse cosa sia il virus Fox Die precedentemente nominato, vi dico solo che è un virus creato in laboratorio letteralemente programmato per uccidere solo certi tipi di persone e indovinate chi ne è il portatore sano? Diciamo che Snake è la prima arma batteriologica umana mai creata. Ma tranquilli questo non è l'unico colpo di scena del videogioco, e forse nemmeno il più grande.
Perché vi ho rivelato questo? Per mostrare come Snake sia prova vivente dell'idea che i governi hanno dei soldati. Tramite il nostro protagonista, Kojima ha esposto una pesante critica verso la totale noncuranza del valore della vita umana presso le forze armate e la ricerca scientifica in campo bellico, cosa riscontrabile anche attraverso l'immagine del Metal Gear, che simboleggia l'insensatezza della creazione delle armi nucleari.
Chiunque abbia giocato a Metal Gear Solid avrà sicuramente notato la continua insistenza su tali argomenti, il tutto confermato dall'esposizione di dati realmente esistenti riguardanti la detenzione delle armi nucleari prima dei titoli di coda.

Detto questo posso liberamente affermare che forse il segreto del mito di questo capolavoro videoludico non sta solo nella forza della storia e dei personaggi ma anche nel messaggio di fondo che vuole trasmettere. Hideo Kojima ha dimostrato che i videogiochi possono avere un valore pedagogico anche ad un'età nella quale si crede di essere troppo cresciuti per il "gioco e imparo".

 



19 lug 2013

Metal Gear Solid - Mito di un videogame senza tempo (prima parte)



 Basta fare questo nome e un'intera generazione (anche più di una) tira un malinconico e sognante sospiro nostalgico. Questo perché la saga di MGS fin dalla sua uscita è riuscita a guadagnarsi un posto nell'olimpo dei vidoegiochi che hanno fatto storia e scuola nel settore videoludico.
Era il lontano 1998 quando un simpatico ometto occhialuto chiamato Hideo Kojima fece conoscere il suo nome al mondo intero rivoluzionando per sempre il concetto di videogioco per console.
Metal Gear Solid infatti sa fondere perfettamente un gioco divertente e ben strutturato con una trama appassionante e ben delineata, il tutto arricchito con personaggi carismatici e caratterizzati in modo magistrale. Tutte prerogative che rendono una grafica scarsa anche per quei tempi difetto di poco conto; e ne analizzeremo il perché nelle prossime righe.
Ma non voglio mettermi a fare una recensione tra le millemila esistenti né cimentarmi in analisi "tecniche" per le quali ammetto di non avere le conoscenze adeguate; quest'oggi vorrei invece analizzare cosa rende MGS unico nel suo genere e come, a distanza di anni, riesca ancora a battersela alla pari con videogiochi molto più nuovi e sofisticati. In particolar modo mi soffermerò sul primo capitolo della saga per PSX per l'appunto Metal Gear Solid.
La storia bene o male la conoscono tutti (e per chi non la conosce un giretto su wikipedia non vi farà certo cascare la mano), comunque per riassumere il plot in due parole la trama parla di un gruppo terroristico che ha preso possesso di un deposito per lo stoccaggio di armi nucleari a Shadow Moses in Alaska dove è custodita una nuova terribile arma a lunghissimo raggio chiamata Metal Gear Rex; i terroristi minacciano la Casa Bianca che se non adempiranno alle loro richieste apriranno il fuoco. Il governo americano decide quindi di mandare l'ex agente speciale della Fox Hound conosciuto con il nome in codice di Solid Snake per salvare gli ostaggi e sventare l'attacco terroristico. Sta di fatto però che il gruppo terroristico è formato dagli attuali membri della squadra Fox Hound e capitanati da Liquid Snake, il quale assomiglia incredibilmente al nostro eroe...
Ma questo è solo un accenno d'introduzione della più vasta e articolata trama su cui si basa il videogioco, per esempio non ho parlato del fatto che tra le richieste dei terroristi ci stanno i resti di Big Boss, un leggendario soldato dalle cui cellulle sono stati ricavate proprietà per sviluppare i soldati genetici, inutile dire che Snake è sia suo figlio che il suo assassino.
Ce ne sarebbero tanti altri di aneddoti stuzzicanti riguardanti il passato del nostro protagonista ma li lascerò scoprire a voi.
Parliamo quindi di cosa rende questo gioco tanto affascinante; la risposta è praticamente ovvia: la storia (che domande), non solo a livello di trama ma anche di struttura con colpi di scena da capogiro e soprattutto una schiera di personaggi dal carisma ineguagliabile.
Anche gli stessi membri della squadra di supporto sul tuo codec (che squilla sempre nei momenti meno opportuni) nonostante siano una presenza relativamente passiva nel gioco, ognuno di loro ha un profilo psicologico ben strutturato, riuscendo così a dare ulteriore spessore alla trama già molto articolata di suo; come per esempio il misterioso passato della dottoressa Naomi Hunter, le improvvisate di Gola Profonda o il grande colpo di scena col Master Miller (e non dirò di più). Ora parliamo un po' del nostro protagonista, ovvero Solid Snake. A mio avviso ce ne stanno pochi di protagonisti di videogame dotati del suo carisma. Non è esattamente un eroe ma un soldato che esegue degli ordini, tuttavia sotto la sua indole di freddo assassino, di spietata "macchina per uccidere", si rivela un uomo dotato di dubbi, esitazioni e sentimenti, e questo suo essere umano si rivela fondamentale perché chi conosce il passato di Snake sa bene che egli proprio "umano" non è. Motore di tale umanità si rivela essere Meryl, la nipote del colonnello Campbel (capo della missione di Snake), ella è un soldato precedentemente preso in ostaggio dai terroristi che evaderà di prigione travestita da guardia e aiuterà il nostro Snake per tutta la prima parte del gioco, nella seconda parte infatti verrà poi catturata e la sua sopravvivenza dipenderà solo e soltanto dal giocatore (dando quindi la possibilità di due finali alternativi, uno dove Meryl muore e uno dove sopravvive). Meryl è un personaggio fondamentale per la crescita di Snake perché, nonostante sparirà praticamente per metà del gioco per poi comparire solo alla fine, sarà un'idea costantemente presente nel protagonista spingendolo a combattere per qualcosa che va ben al di là del proprio senso del dovere.
Altro improbabile aiutante di Snake è Hal Emmerich meglio conosciuto come Otacon (per le sue passioni tipicamente otaku). E' l'ideatore del Metal Gear ma dopo aver scoperto di essere una pedina del governo per creare un'arma di distruzione di massa decide di redimersi aiutando Snake a distruggere lo stesso Metal Gear. Otacon appare come una persona vigliacca e odia la violenza, tuttavia saprà dimostrare il suo coraggio fino ad essere pronto a sacrificare la sua vita per salvarne molte altre. Otacon è l'emblema dell'uomo comune di fronte alle difficoltà, egli scappa e si nasconde di continuo, si rifiuta di fare del male e si affeziona alle persone sbagliate (ne parleremo poi) ma nonostante la sua debolezza e la sua paura andrà fino in fondo. Personaggi come Meryl e Otacon sono un perfetto specchio della bontà dell'animo umano e dell'uomo comune di fronte alla guerra e all'orrore da essa scaturita.
Ma ora voglio parlare di uno dei personaggi più interessanti e complessi di tutto il gioco oltre ad essere uno ai quali sono più affezionata: sto parlando del Ninja alias Gray Fox. Mi sembra giusto spendere due paroline in più riguardo a uno dei migliori cattivi/buoni mai creati; perché di fatto Gray Fox non può essere considerato né un amico né un nemico. Egli aiuterà Snake fino alla fine ma per l'unico scopo di fare un ultimo duello mortale con lui. Uccide con sanguinosa freddezza, ma viene continuamente scosso da sentimenti e ricordi. Prima di diventare il Ninja bionico, Gray Fox era un soldato amico di Snake contro il quale però dovette combattere perché di una fazione opposta. "Una guerra non è una buona ragione per porre fine ad un'amicizia" è la stupenda citazione di Snake che riassume lo strano rapporto tra Snake e Fox, quest ultimo infatti aiuta e guida l'altro come un fratello maggiore, ma nonostante ciò lo insegue alla disperata ricerca di un duello finale, non per vendetta ma per una strana ricerca di vita. Gray Fox di fatto non è più né vivo né morto, è come un fantasma del tutto estraneo agli eventi, non gli interessa nulla del Metal Gear dei terroristi o della terza guerra mondiale, egli è solo uno spettro tormentato dal passato alla ricerca di una sensazione che lo faccia sentire nuovamente vivo, e la cerca nel rivivere la sua morte.
Persone come Snake o Gray Fox sono dei prodotti fabbricati dalla guerra, sono entrambi dei "piccoli oscuri segreti" creati dal malsano intento di fare dell'uomo una macchina da guerra. E man mano che si scoprono altri dettagli sul passato del Ninja, scopriamo nel suo personaggio una palese forma di protesta riguardo l'uso amorale dell'essere umano la strumentalizzazione della guerra.

(Continua...)